Conflitti 2017-11-29T09:44:16+00:00

Risposte

Andiamo alla messa

Caro Team del Telefono Genitori, siamo una famiglia tradizionale in cui la fede è un valore importante e frequentiamo regolarmente la chiesa. Nostro figlio di 13 anni non vuole più venire con noi alla domenica e non sappiamo più come dobbiamo comportarci.

Cari genitori,

la fede e le tradizioni sono elementi importanti della nostra vita e ci danno la sicurezza di cui abbiamo bisogno, in un mondo che cambia in continuazione. Vostro figlio, con i suoi 13 anni, si trova in una fase di scoperta del mondo che sta al di fuori della famiglia e deve imparare a cavarsela da solo, inoltre, sta iniziando a cercare il proprio posto nel mondo. In questo momento è importante per voi genitori capire che ogni nuova generazione mette alla prova il modo di vivere i valori, a volte in modo più forte, altre in modo più debole e, all’interno di un mondo che cambia, nuove interpretazioni diventano necessarie. In questi anni di ricerca e tentativi (oggi il periodo si estende ca. dai 12 ai 30 anni) i giovani provano anche cose che più tardi non dovranno per forza diventare parte integrante della loro vita. In quanto genitori è nostro arduo compito accompagnarli, anche se quello che fanno a volte ci sembra incomprensibile o, addirittura, dentro di noi lo rifiutiamo. Dobbiamo proteggere, invece, nell’immediato i nostri figli da comportamenti che danneggiano stabilmente le possibilità di trovare, più tardi, il loro posto nel mondo, ad esempio nel caso rischiassero in modo grave la salute e l’incolumità fisica. Dobbiamo credere che la fede che abbiamo trasmesso loro durante l’infanzia sia vitale e che vostro figlio la associ a esperienze relazionali positive: in questo caso sarà per sempre parte della sua vita. Se i bambini, invece, l’hanno vissuta in associazione a costrizione e intimidazioni, allora può essere che la rifiutino per un lungo periodo e poi vi si riavvicinino in secondo momento della propria vita. La scelta rispetto a quale ruolo avrà la fede nella vita di vostro figlio, in un certo senso, è già avvenuta. In questo momento potete solo dargli fiducia.

Stefan

Bullismo

Caro team del Telefono Genitori, nostro figlio ha 9 anni, nell’ultimo periodo tornando a casa da scuola piange, dice che odia la scuola e che non ci vuole più andare. Noi crediamo che sia vittima di bullismo e ultimamente ha anche sviluppato alcuni tic. Come possiamo fare per aiutarlo?

Cari genitori, se credete che vostro figlio sia vittima di bullismo è importante ascoltarlo e prendere seriamente i suoi sentimenti e le sue paure per capire fino in fondo cosa sta succedendo. Il bullismo è una prepotenza (di tipo fisico, verbale, sociale – finalizzata all’esclusione dai gruppi di amici – elettronico), di tipo continuativo, di qualcuno di più forte ai danni di qualcuno di più debole.
E’ importante non confonderlo con i normali conflitti tra coetanei, poiché in questo fenomeno sono presenti alcune caratteristiche precise, quali: l’ intenzione di fare del male e la mancanza di compassione nei confronti della vittima; prepotenze protratte per un periodo prolungato; il maggior potere del bullo sulla vittima (a causa dell’età, della forza, della grandezza, del genere o per la sua popolarità nel gruppo di coetanei); maggior sensibilità della vittima alle prese in giro, poiché non sa o non può difendersi adeguatamente ed ha delle caratteristiche fisiche o psicologiche che la rendono più incline alla vittimizzazione; isolamento della vittima che spesso ha molta paura di raccontare gli episodi di bullismo; il danno per l’autostima della vittima, che si mantiene nel tempo e porta la persona ad un considerevole disinvestimento dalla scuola.
Il bullismo non è un problema solo per la vittima, è un problema anche per tutte le persone che sanno che questi comportamenti avvengono nella scuola o che vi assistono, per il clima di tensione e di insicurezza che si instaura. Lo stress cronico che comporta subire prepotenze di questo tipo sta alterando alcuni funzionamenti di fondo di vostro figlio che lo portano a rifiutare la scuola e a manifestare alcuni tic. I tic sono dei movimenti apparentemente incontrollati come ad esempio battere le palpebre, una contrazione del viso o uno scatto del braccio o della spalla, che insorgono come gesti auto consolatori in un periodo di particolare preoccupazione e difficoltà.
E’ importante che voi genitori  incoraggiate vostro figlio a raccontare gli episodi sgradevoli che possono essere accaduti senza che si senta colpevole per il fatto di  essere oggetto di prepotenze. Forse in ciò vi può aiutare la consulenza di uno psicologo scolastico. Parlate apertamente con gli insegnanti, con i dirigenti scolastici, con gli altri genitori: vedete se riconoscono il problema e se è possibile attivarsi come scuola per sconfiggerlo. Insegnate a vostro figlio a difendersi ed a chiedere aiuto e favorite la sua socializzazione!

Umberta

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