Stress2018-07-06T09:43:27+00:00

Risposte

Bambino piange

Caro Team del Telefono Genitori, nostra figlia di 7 anni piange per ogni piccolezza. Per questo motivo viene presa in giro da altri bambini ed evitata. Cosa possiamo fare?

Cari genitori, piangere è di per se una reazione normale quando viviamo degli stati emotivi intensi. Nei neonati il pianto risponde ad un istinto di sopravvivenza in quanto segnala di aver fame, di provare dolore, di sentirsi insicuro. Generalmente verso i 2 anni la frequenza del pianto diminuisce in quanto i bambini imparano attraverso il linguaggio verbale a comunicare i propri bisogni. Da questo momento in poi la funzione del pianto diventa più complessa da interpretare: è meno legata ad un malessere fisico mentre più legata a difficoltà a livello emozionale come per esempio l´essere respinti da coetanei oppure il trovarsi a dover affrontare una situazione temuta come un esame oppure una visita medica. Dato che il piangere frequentemente causa spesso reazioni negative da parte dei coetanei, come il fatto di attribuire a chi piange immaturità´, con l´inizio delle scuole elementari i bambini tendono a piangere meno in pubblico, non vogliono sembrare dei “piagnucoloni”. Le lacrime destano negli altri inizialmente empatia e simpatia, se perdurano invece possono infondere l´esatto opposto: il bambino che piange frequentemente può diventare poco interessante agli altri e rischia di venire escluso. Sua figlia sembra vivere esattamente questo, viene emarginata perché è troppo sensibile e perché reagisce con le lacrime a delle piccolezze. Cosa potrebbe fortificarla, aiutarla a non subire le emozioni che vive ed invece ad imparare a regolarle? Rifletta insieme a sua figlia come potrebbe comportarsi diversamente nelle situazioni nelle quali oggi le viene da piangere. Pianificare un comportamento diverso potrebbe aiutarla a non sentirsi sopraffatta. Potrebbe per esempio provare a respirare in maniera profonda, contare piano fino a 10, allontanarsi dalla situazione, immaginarsi un abbraccio intenso oppure condurre con se un dialogo positivo. Forse potrebbe sentirsi più sicura in un contesto protetto, ad esempio se invitasse a casa una compagna di scuola? Aiuti sua figlia a capire di cosa ha bisogno per poter gestire meglio i propri stati emotivi. Si domandi se esiste un qualcosa nella vita di sua figlia che potrebbe essere un fattore stressante per lei (per esempio un trasloco, una nonna malata o la presenza di un fratellino…) e ne parli con lei. Per lei come mamma è sicuramente difficile vedere sua figlia piangere così frequentemente, ma sarebbe molto importante che nonostante questo lei la accetti così come è e non si senta delusa se sua figlia non ce la facesse ad essere “

Doris Forer

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